Protezione Dati

Introduzione alla privacy

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La “Dichiarazione Universale dei diritti Umani” (Adottata formalmente dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948) all’art 12 recita: “Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni”.

La Dichiarazione dei Diritti Umani è un codice etico di importanza storica fondamentale. E’ stato infatti il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all’essere umano. I diritti umani fondamentali sono a protezione della vita stessa e non possono mai essere posti in secondo piano rispetto a nessun’altro interesse.

L’utilizzo delle nuove tecnologie deve essere gestito adeguatamente per garantire che tali valori (dignità umana, diritto “ad essere lasciati in pace”) non siano messi a repentaglio da organizzazioni economiche o politiche anche transnazionali, che grazie alla tecnologia hanno fondato negli ultimi decenni i loro predomini.

Siamo all’alba di una nuova era (digitale) e saremo giudicati non solo per le conquiste tecnologiche ma anche per il rafforzamento che sapremo dare al valore della dignità umana, al valore della vita e a quanto metteremo in atto per salvaguardare la prosperità e serenità come condizioni di vita a cui tutti hanno diritto.

L’Europa (UE) ha maturato una coscienza molto alta della problematica (uso della tecnologia e riflessioni sulla riservatezza riferita) e a tale scopo si è dotata del regolamento 679/2016 (GDPR). Questo detta le disposizioni e i principi generali in materia, in maniera uniforme in tutti i 28 Stati membri, al fine di tutelare i diritti di tutte le persone fisiche (dal nome, alle più semplici o complesse inclinazioni filosofiche; dalla costituzione del nostro DNA alla gestione del tempo libero, etc.).

Aristotele diceva che “La dignità umana non consiste nel possedere onori ma nella coscienza di meritarli”.  Agli inizi dell’era digitale direi che la dignità umana non consiste nel possedere onori ma nella coscienza di essere “eccezionali”, in quanto possessori di informazioni umane uniche fin dalla nascita (DNA, RNA, rapporti di parentela, scuola frequentata, indirizzo abitativo, etc. etc.). Nessuno può arrogarsi il diritto di “usare” queste nostre e solo nostre “informazioni” se non siamo d’accordo.

Il Regolamento dispone anche in merito al diritto all’oblio. Può capitare di desiderare che una notizia o un dato personale che noi stessi abbiamo provveduto a diffondere, sia dimenticata. Lo strumento informatico non deve avere più potere dell’essere umano e “ricordare” (contro la nostra volontà) quanto noi vogliamo che sia dimenticato.

La nostra eccezionalità e la nostra dignità umana ci riconoscono questo potere universale, che non può e non deve essere leso o ridotto, neanche in nome del progresso.

Il nostro scopo è far conoscere, diffondere ed applicare quanto, anche grazie alle conquiste tecnologiche, abbiamo conquistato. Il diritto di essere artefici della nostra vita, in condizioni di serenità e felicità permanente, che non possono essere compromesse per nessun motivo.

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